Fuggi fuggi generale

Che il tempo sia relativo lo sappiamo tutti: un’ora in pizzeria con gli amici non passa come un’ora di cerimonia di battesimo di tuo cugino di terzo grado, su questo non ci piove.
Il passare delle ore e dei minuti e dei secondi poi assume un sapore ancora più artificiale se pensiamo all’alternarsi di ora solare e ora legale, o ai vari orari che coesistono nello stesso momento in varie parti del mondo: però fin qui nulla di strano, ci regoliamo per sfruttare al meglio la luce del nostro amico sole e a posto così.

Per parlarvi al meglio di quello che mi frulla in testa da settimane e che sento il bisogno di condividere, mi serve che immaginiate il tempo come il mantice di una fisarmonica: quando siete in pizzeria il mantice si restringe e i minuti sono tutti appiccicati, quando siete alla cerimonia di battesimo il mantice si allarga e per passare da un minuto all’altro bisogna fare un salto immenso tipo Spirit e Piccolo Fiume quando scappano dal colonnello.
Ecco, secondo me la nostra generazione (io ho ventun’anni quindi parlo nello specifico della Generazione Z, quella dei nati indicativamente tra il 1995-96 e il 2010) vive col mantice sempre schiacciato, coi minuti tutti appiccicati, con gli anni tutti appicciati, come se il fisarmonicista si fosse stufato di suonare, avesse messo la fisarmonica in un angolo e ora la usasse come comodino per appoggiarci un sacco di cose, tutte molto pesanti e opprimenti, povera fisarmonica, povera Gen Z.
Il tempo ormai sembra fatto di secondi impazziti in un fuggi fuggi generale, mentre noi stiamo a guardare inermi, invecchiando. Questa impressione ha mille cause e mille sintomi, ma onestamente, io me ne sono accorta pensando ai meme.

Non so quanti di voi passino tanto tempo quanto me su internet, più nello specifico sui social, e riescano a seguire perfettamente il mio discorso: ai fini dell’articolo spero tanti, ai fini dell’umanità spero pochi. Comunque, se sapete di cosa parlo saprete che una delle caratteristiche fondamentali dei meme è che durano pochissimo. Questa versione odierna delle battute da bar, se vogliamo, ha un’aspettativa di vita di circa una settimana, massimo due, poi stufa. Chiaramente poi dipende dal meme in questione, ce ne sono alcuni che girano da anni, dei veri classici (per chi parla la mia lingua: miss keisha? Miss keisha?) e altri che si sono esauriti in un paio di giorni (im thirsty/go sip girl); ma in generale, dal lunedì alla domenica iniziano già a fare un po’ di muffa, anche perché nel frattempo ne sono spuntati di migliori.
Ecco: mi sono scoperta nostalgica dei meme andati a male.
Non scaduti da anni però, ma da qualche mese, qualche settimana a volte: un meme deceduto mi ricompare per caso sulla homepage di Instagram o sulla timeline di Twitter e mi assale un rimpianto dei tempi andati letteralmente assurdo, visto che i “tempi andati” corrispondono a tre settimane prima quando stavo seduta sul divano in salotto e non è cambiato nulla. Se io adesso faccio partire una playlist di canzoni che erano di tendenza su TikTok a maggio 2020, sento la stessa emozione che sento ascoltando Cristina D’Avena cantare magica Doremì, uguale. Solo che da quando mangiavo i Coco Pops alle sette del mattino guardando Italia 1 prima di andare alle elementari sono passati quindici anni, da maggio decisamente meno. La mia percezione del tempo si è compressa e di conseguenza il tempo stesso, per me, si è compresso. 

Ho parlato di meme per fare un esempio, ma avrei potuto farne infiniti: si alternano in un costante nascere, inseguirsi, diventare immensamente popolari, invecchiare e sparire nel giro di settimane serie tv, brand di vestiti, celebrità, hobby, cibi, luoghi, modi di posare per le foto, canzoni, artisti, colori e chi più ne ha più ne metta, arrivando ad includere persino posizioni politiche, questioni sociali.
Si risolve tutto in un continuo saltare di palo in frasca non solo virtuale, ma che finisce ad inglobare ogni aspetto della nostra vita: alla fine è tutto facile, veloce, immediato e il mondo è a portata di click ed è meraviglioso e devo sfruttarlo al massimo!
È stupendo!
Si risolve tutto in un continuo saltare di palo in frasca non solo virtuale, ma che finisce ad inglobare ogni aspetto della nostra vita: il tempo si comprime, si stringe si fa stretto, angusto, claustrofobico e devo scappargli!
È sfiancante.

Essere cresciuti nell’era di internet, l’era della comunicazione, l’era della globalizzazione, l’era del consumo, l’era delle infinite possibilità è bellissimo.
È come correre su un tapis roulant impostato ad una velocità troppo alta, le gambe si muovono e in qualche modo resti in piedi, ma ogni secondo pensi: adesso cado.
È sentirsi impotenti davanti alle continue notizie, brutte e belle, perché non c’è tempo per piangere per quelle brutte e non c’è tempo per festeggiare quelle belle.
È sapere che non si saprà mai abbastanza di abbastanza cose che stanno succedendo ora! In questo istante!
È una paralizzante corsa contro un tempo fatto di secondi appiccicati che appena ti distrai te ne sono scappati troppi.
È sentirsi vecchi a ventun anni.
È come se qualcuno ci avesse messo in un angolo per usarci come comodino e appoggiarci sopra un sacco di cose, tutte molto pesanti e opprimenti, povera Gen Z, povera me.

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