Giorgia

Il futuro è femmina, e il futuro è qui. Il sessismo nella politica italiana ha le ore contate: le donne stanno arrivando. Anni di faticose lotte per la parità si avvicinano al termine. Finalmente, nel nostro paese, una donna sta conquistando l’attenzione e il potere che per troppo tempo ci sono stati negati, catturando l’attenzione dei media e arrivando a superare i suoi colleghi uomini nei sondaggi. 

È appassionata di politica fin da quando era ragazzina; già da studentessa si dedica all’attivismo, fondando tra l’altro un festival giovanile che si tiene a Roma ogni anno dal 1998. Da allora, la sua carriera non si è più fermata. Nel 2008, a soli 29 anni, è già Ministro alle Politiche Giovanili. Nel 2012, quando i maggiori partiti italiani sembrano attraversare un periodo di crisi e riorganizzazione, lei fonda il proprio con i collaboratori di sempre. Nel 2016, incinta della sua prima figlia, decide di candidarsi a sindaco di Roma. Le viene chiesto da persone interne al suo stesso partito di farsi da parte, e dedicarsi piuttosto alla sua famiglia. Lei non ci sta: corre, in piena gravidanza, per la poltrona di sindaco dell’ingovernabile capitale italiana. Otterrà il 20% dei voti. 

Mentre scrivo, il partito da lei fondato solo otto anni fa è al 16% nei sondaggi nazionali, terzo in assoluto. Lei incendia le piazze e i social: celebre è un suo discorso fatto lo scorso anno a decine di migliaia di italiani in Piazza San Giovanni, a Roma. In termini di presenza online, è seconda solo a Matteo Salvini e alla sua bestia. A settembre 2020 è stata eletta presidente del suo partito al parlamento europeo, che occupa 61 seggi su 705. Questo fa di lei l’unica donna ad essere contemporaneamente a capo di un partito italiano e di uno europeo, e la prima donna italiana ad essere divenuta presidente di un partito europeo. Il suo ex mentore Federico Mollicone dice che la chiave del suo successo è saper parlare a casalinghe e lavoratori. 

Sto parlando, naturalmente, di Giorgia Meloni, classe 1977. L’attivismo giovanile è in Alleanza Nazionale, l’erede politico del Movimento Sociale Italiano, partito dichiaratamente neofascista. Meloni stessa afferma di avere un rapporto “sereno” con il fascismo, e non ha esitato a sostenere le carriere politiche degli eredi del duce. Il festival da lei fondato, Atreju, “era ed è” secondo le sue parole “una festa di parte, ma non sarà mai una festa di partito”. Dal 2013 è organizzato da Fratelli d’Italia, che, spoiler, è il partito che Meloni fonda nel 2012. Ma prima torniamo al 2008: il governo in cui lei è alle politiche giovanili è, naturalmente, il quarto dell’icona femminista Silvio Berlusconi, con l’appoggio del quale nel 2016 si candida a sindaco di Roma per il centro destra. Il partito europeo di cui è di recente divenuta presidente sono i Conservatori e Riformisti Europei, di cui fa parte, tra l’altro, il Partito Diritto e Giustizia polacco (quello che sta abbastanza seriamente attentando alla separazione dei poteri nel paese, nonché al diritto all’aborto delle donne polacche). 

Le posizioni politiche di Meloni includono liberalismo, conservatismo, euroscetticismo e nazionalismo. È a favore di inserire un tetto massimo alla tassazione nella Costituzione italiana, ma al contempo chiede più aiuti di Stato alle famiglie perché le donne non si trovino “costrette ad abortire”. È contraria all’inserimento del reato di tortura nel Codice penale, alla legalizzazione delle droghe leggere e alle unioni omosessuali. Afferma di essere per una revisione della Legge Fornero, nonostante abbia votato a favore quando è stata approvata. Dice di voler proteggere la “famiglia naturale fondata sul matrimonio”, e si batte per fermare l’immigrazione, anche “costruendo muri” se necessario (non è chiaro dove, n.d.a.). Durante la presidenza Trump, Fratelli d’Italia ha stretto rapporti con il Partito Repubblicano statunitense. Oggi, Meloni è una dei più strenui oppositori dei lockdown imposti dal governo Conte per contrastare la pandemia da Covid-19; in particolare si è fatta portavoce, insieme a Matteo Salvini, degli interessi di ristoratori, proprietari di locali, lavoratori dello spettacolo e altre categorie colpite dalle chiusure. 

Alcuni tra questi fatti spiegano probabilmente lo scarso entusiasmo delle femministe italiane per gli straordinari successi politici di Meloni. Non spiegano del tutto, tuttavia, la fonte di questi successi. Abbiamo alcuni elementi: la presenza social, il messaggio chiaro, la capacità di cogliere alcune paure legittime (disoccupazione, povertà, solitudine) degli italiani, e rispondere ad esse in modo efficace. Inoltre, Meloni è un’ottima comunicatrice, è carismatica, e sa fare quello che la destra a livello mondiale sta diventando sempre più brava a fare: rendersi presentabile, in un flirt costante con un estremismo mai esplicitato che la tiene al riparo dalle accuse di neofascismo. 

In questo senso, il suo essere donna le torna utile. Quando Barbara D’Urso le chiese conto, in un’intervista televisiva, delle posizioni estremamente conservatrici sulla famiglia degli organizzatori di un congresso cui Meloni aveva partecipato, questa fu la sua risposta: “Ora guardami. Secondo te, io sono una donna che sta a casa a stirare? Io sono l’unico leader donna di un partito in Italia”. Ricorda in un certo senso le donne della destra cristiana statunitense che contribuirono attivamente a far eleggere Ronald Reagan, il tutto continuando a presentarsi prima di tutto come mogli e madri. In effetti, lei stessa ha indicato Ronald Reagan tra le sue fonti d’ispirazione, e credo che tutti ricordino il momento più intenso e virale del sopracitato discorso in Piazza San Giovanni: “Io sono Giorgia. Sono una donna. Sono una madre. Sono cristiana.” Tuttavia, Giorgia è tutt’altro che una dolce madre remissiva: le sue sfuriate in Parlamento sono ormai celebri, e la loro diffusione contribuisce a far viaggiare le sue idee. 

È possibile che Giorgia Meloni sarà il primo Presidente del Consiglio donna d’Italia? Non ho l’autostima necessaria per fare previsioni. Sicuramente, Meloni è il prodotto di un preciso clima politico, che potrebbe rivelarsi essere la nostra nuova realtà, o, al contrario, cambiare radicalmente nel giro di un quinquennio. Troppi sono i fattori in gioco per stabilire cosa succederà. Se le condizioni che hanno consentito la loro ascesa dovessero mantenersi stabili, la partita per la guida della destra italiana si gioca tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini. La prima cresce nei sondaggi, il secondo, sembrerebbe, è in declino. La sinistra non appare in grado di proporre candidati o politiche convincenti, né di cogliere i bisogni e le paure della popolazione, mentre il M5S è probabilmente destinato a perdere totalmente rilevanza nel giro di qualche anno. Date tutte queste condizioni, un governo Meloni appare sicuramente nel reame delle possibilità. 

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