Scienze delle merendine

Dopo cinque anni di liceo linguistico e uno di corso di Studi Internazionali all’università, mi trovo spesso a chiedermi cosa mi stia rimanendo davvero addosso di tutto questo studio in ambito umanistico.

I miei coetanei che hanno fatto studi più pratici ora hanno lavori precisi, concreti e rassicuranti, o le competenze per cercarli. Io cos’ho in mano?

Nei momenti di sconforto, quelli in cui paragono la mole di nozioni e idee che dovrei aver assimilato con quelle che effettivamente ricordo, mi viene da rispondere “niente”. Niente, la mia testa è uno scolapasta e la sto inondando di informazioni invano. Niente, meglio smettere e trovarmi un Lavoro Vero.

Però, evidentemente, non lo penso davvero. Soprattutto, non penso davvero che dovrei valutare l’utilità di quello che sto studiando secondo la probabilità che ha di procurarmi un lavoro preciso, concreto e rassicurante. Quella probabilità è vicina allo zero, e non lo scopro oggi. Il criterio che preferisco usare, piuttosto, è se stia aggiungendo qualcosa alla mia persona, se mi stia facendo crescere in una direzione che mi piace, se mi stia provocando pensieri e riflessioni e idee che non mi avrebbero altrimenti mai attraversato la testa, o a cui sarei approdata tra moltissimo tempo e per vie traverse. La risposta è sì, e infatti vado avanti col mio corso in Scienze delle Merendine.

Visto che non sono né ricca né pazza, però, so che a un certo punto un lavoro me lo dovrò trovare e mi comporto di conseguenza. Con questo intendo che riconosco che l’istruzione, nella società capitalista in cui siamo immersi, rappresenta il momento in cui assembliamo la nostra persona monetizzabile, preparandoci al giorno in cui dovremo metterci in vendita sul mercato del lavoro. Riconosco che nel sistema economico in cui viviamo il tempo è denaro, nel senso che ci è richiesto di passarlo pagando o venendo pagati. Il tempo libero, inteso come tempo trascorso semplicemente esistendo, senza spendere o guadagnare soldi, non è trattato come un diritto, ma come un privilegio anch’esso da guadagnare. Riconosco che il mondo giri così e allora mi impegno a finire tutti gli esami della mia piccola laurea triennale nel minor tempo possibile, mi impegno a riempire la mia agenda di esperienze formative e ad acquisire skills che staranno bene sul curriculum. Accetto le regole del gioco, perché nessuno può fare a meno di giocare, ma non vuol dire che mi vadano bene così e, soprattutto, non vuol dire che le regole non si possano cambiare.

Penso che il regalo più grande che ho ricevuto dagli studi umanistici sia proprio la consapevolezza che la maggior parte delle cose che riteniamo immutabili non lo sono. Tutte le più grandi convenzioni che regolano la nostra vita sono, appunto, convenzioni, costrutti sociali. Il che non le rende meno reali e solide, nè significa che siano necessariamente deleterie. Significa, però, che sono leggi umane, e quando l’umanità cambia e si sposta possono camminare con lei. E visto che sono parte dell’umanità anch’io, posso partecipare a questo processo. Questo è un altro regalo importante che ho ricevuto: la sensazione di poter incidere sulla realtà che mi circonda. L’idea che posso pensare a quello che voglio, che le mie opinioni magari non avranno autorevolezza, ma hanno dignità e le posso esprimere, perché nel mondo c’è posto anche per me; la convinzione che non c’è domanda troppo grande perché possa provare a formulare la mia risposta.

Poter  passare questi anni a pormi domande come “Gli Stati sono il miglior modo per spezzettare e organizzare la terra e i suoi abitanti? Qual è la forma di governo più adatta al mio territorio? Che rapporto ho con la mia nazionalità?” e leggere le risposte degli altri e provare a dare la mia è un privilegio che non do per scontato. Perché è vero che, purtroppo per il mio ego, nella vita ho molte più probabilità di vendere porte e finestre che di avere voce in capitolo su come dividere ed amministrare il globo, però penso che avere qualche idea precisa sul tipo di mondo in cui vorrei vivere mi sarà utile. Se non altro, mi darà gli strumenti e la motivazione per interessarmi delle scelte di chi ha davvero voce in capitolo, per giudicarle e, nel mio piccolo, influenzarle.

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