Orsi e pere

Alla luce delle recenti conferme di Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica e di Matteo Salvini dietro il banco della cioccolateria sovranista, ripropongo un articolo da me scritto nell’ottobre del 2019 e mai pubblicato, riguardante uno dei tanti nomi abbaiati nell’ultima settimana dal capitombolo.

Se idealmente si ripercorresse l’iter politico del gerarca leghista, si otterrebbe un tracciato da elettrocardiogramma. 
L’ultimo tornante pare segnato dalla rivoluzione liberale, evocata una tantum la scorsa settimana da Salvini e, per il momento, non ancora masticata e ridotta in un più digeribile slogan. 
L’ispiratore della potenziale svolta sarebbe Marcello Pera, di casa in Forza Italia, ideatore di una curiosa versione “smussata” del sovranismo, che possa aprirsi ad un più ampio spettro sociale. Come se il concetto stesso di apertura fosse anche solo lontanamente compatibile con lo sfrenato nazionalismo professato dal padano. 

Il forzista avrebbe, durante uno dei loro incontri, invitato Salvini ad abbracciare la storica agenda politica berlusconiana, ad orientarsi verso la creazione di un «partito liberale di massa», ad abbandonare l’euroscetticismo nel quale lui stesso confessa di essere incappato vent’anni prima. La rivoluzione – termine che Pera non ha timore di scomodare, andando fra l’altro incontro a spiacevoli ossimori – dovrebbe essere realizzata, secondo il filosofo, nell’abbraccio di una «cornice liberale», dentro la quale ospitare quei moderati nostalgici che, nella sua opinione, non sono mai scomparsi negli ultimi vent’anni. Piero Gobetti, nella sua Rivoluzione Liberale, scrisse tuttavia che la tribù preoccupa più del capo. 

Uno degli ultimi manifesti elettorali partoriti dalla bestia leghista recita «innamorati della libertà, iscriviti», riferendosi a quel partito che considera delittuoso il naturale diritto alla migrazione od il piacere laico di uno spinello, che criminalizza l’aborto e le donne che scelgono di praticarlo, che giorno dopo giorno offusca sempre di più quel fioco barlume di laicità rimasto in un Paese mai veramente indipendente dal clericalismo predicato e praticato. 
Il Pera, da toscano, conoscerà certamente il significato del proverbiale “dar le pere in guardia all’orso”, inteso come il rimettersi a qualcuno di evidentemente inaffidabile. Al lettore l’attribuzione dei ruoli, al di là dei facili accostamenti.

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