Apologia del gossip

Lo capisco subito.
Uno sguardo fulmineo, divertito, complice, che colgo al volo e ricambio: sgrano leggermente gli occhi e inclino la testa da un lato, come fanno i cagnolini. Penso: “Che c’è?”, però non lo dico, non a parole. Un sorriso mi si sta già formando sulle labbra, ma lo trattengo. Un brivido appena accennato di maliziosa eccitazione mi percorre la schiena. Mi guardi di nuovo, anche tu con un’espressione di malcelata ilarità. Scuoti la testa. Pensi: “Non hai idea, ora ti racconto”, però non lo dici, non a parole.
Tanto lo capisco subito.
Confesso: sono una gran pettegola. Una zabetta, una chiacchierona, un’indiscreta, una curiosona, una gossippara, una linguaccia, una ficcanaso, una comare. Chiamatemi come volete, fatto sta che ho uno sregolato animo da portinaia.
Per me il piacere del gossip è incommensurabile: condividere un pettegolezzo è un’esperienza squisita nella sua frivolezza, emozionante nella sua quotidianità. Da quel primo lampo nello sguardo di un amicə al momento del racconto vero e proprio, alla trasmissione del gossip a qualcun altro ancora, ogni piccolo gesto dell’arte dello spettegolare mi intrattiene e diverte a dismisura.
E vi dirò di più, so che gossippare piace anche a voi.
Se lo guardiamo attraverso una lente un poco più scientifica, il pettegolezzo è un elemento fondamentale della socialità umana. Cosa vuol dire fare gossip? Il termine deriva dall’inglese “godsibb”, che in origine voleva dire padrino/madrina, poi è passato ad indicare più genericamente una persona con cui si ha un rapporto stretto, una conoscenza familiare, con cui si parla del più e del meno. Questo perché la parola si è consolidata con il suo significato attuale nelle sale da parto, dove oltre alla madre in divenire erano presenti i congiunti più stretti, i “godsibb” appunto, e altre donne che assistevano la partoriente. Nell’attesa della nascita, questo pubblico tutto (o quasi tutto) femminile passava il tempo chiacchierando. Mettiamoci anche secoli di esclusione dal mondo del lavoro ed è facile capire come mai il gossip sia ancora oggi, nell’immaginario comune, associato alle donne. Mettiamoci anche secoli di odio per le donne ed è facile capire come mai il gossip sia ancora oggi, nell’immaginario comune, demonizzato e visto come infantile e dannoso.
Non fraintendetemi, spettegolare è un gioco pericoloso: bisogna fare molta attenzione per evirare di ferire i sentimenti altrui e soprattutto, se si vuole giocare, non bisogna essere permalosi o gelosi della propria privacy. Per la proprietà transitiva del gossip e le leggi karmiche dell’universo, se spettegoli sarai spettegolato, a te decidere se ne vale la pena.
Fatta questa parentesi riprendo la mia arringa a difesa del pettegolezzo, che oltre ad essere una futile chiacchiera porta anche un grande e dimostrato benessere psicologico. Primariamente, il pettegolezzo è un meccanismo di difesa, una condivisione di informazioni che si manifesta molto presto nei bambini (i più grandi pettegoli in assoluto, infatti andiamo molto d’accordo). Spettegolare serve poi a consolidare la propria rete sociale, a rafforzare sentimenti di comunità, affinità, fiducia ed amicizia, rendendoci in ultima istanza più sicuri nei nostri affetti. Un recente studio dell’Università di Pavia, inoltre, ha dimostrato che il cervello umano reagisce chimicamente al gossip producento ossitocina, l’ormone del benessere che rilasciamo anche facendo l’amore, responsabile di ridurre lo stress e renderci più felici.
Concludo sottolineando rapidamente che il gossip migliore, quello autentico, sano e gustoso, non c’entra con le celebrità e la politica, le riviste e gli scandali, la televisione e instagram eccetera eccetera, ma si fa di persona e non fa mai male: si condensa in un’eccitazione senza crudeltà, in due parole sussurrate all’orecchio, in una stretta di mano rapida e nascosta, in una sfuggente, appagante, allegra e leggera complicità.

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